DARE E RICEVERE

A mio avviso, il bisogno di dare e di ricevere non può essere considerato una debolezza, ma l’espressione naturale dell’umano, della natura.
Nella società, nelle relazioni, si da estrema importanza nel rispettare la cosidetta volontà propria e dell’altro, nella disponibilità a dare o ricevere ciò di cui si ha bisogno, e questo sembra essere un atteggiamento sano.
Se si indaga bene nei meccanismi umani, però, in specialmodo nella parte della mente che ha creato l’immagine di sé, si scopre che nelle persone mediamente consapevoli questa “volontà/disponibilità” che bisogna rispettare non fa altro che bloccare il flusso naturale dell’autenticità interiore, perpetuando concetti di separazione.
Le parti che compongono l’essere umano hanno bisogno di essere riconosciute e valorizzate nella loro funzione, e questo avviene quando c’è uno scambio dare-avere, che stabilisce e conferma l’Unità di fondo.
L’immagine (limitata/falsa) di sé interferisce sempre in questo scambio, cercando di evitarlo o di manipolarlo a proprio vantaggio.
Frasi del tipo: “in questi casi mi sento usato” oppure “questo aspetto non ha molta importanza”, oppure considerare il bisogno di dare e ricevere (proprio o altrui) come una debolezza (una mancanza di “distacco”), non sono altro che la mancanza di riconoscimento, e quindi di espressione, delle parti che compongono la vita.
Ecco perché generalmente si chiede/vuol dare qualcosa proprio a chi non vuole darla/riceverla… perché è un desiderio istintivo di guarire una resistenza, una separazione che ci portiamo “dentro”, e di riportare equilibrio (anche se, in questo modo, il fallimento è assicurato!).
La libertà può essere dalle aspettative, non dalle necessità naturali… e il distacco, casomai, dovrebbe essere dall’idea di non avere la necessità di dare e ricevere.
Ed ecco perché quando questo riconoscimento che “manca” si prende o si dà, senza chiedere, quindi senza rispettare la “volontà” dell’altro, (rischiando di passare per “poco gentili”) si scopre che, sotto sotto, questo gesto è stato apprezzato, che sotto sotto la parte inconscia non aspettava altro, e quella che per la società è “mancanza di rispetto” (rispetto verso cosa o chi?), risulta alla fine un gesto che ha riportato un equilibrio molto più importante del cosiddetto “equilibrio comportamentale”.
E nonostante se ne parli male, in genere si instaura una profonda stima (inconscia) verso persone che “chiedono poco” e prendono/danno, agendo d’istinto, mancando di rispetto alla personalità… e a ragion veduta.
Certi angeli, come mi è stato ricordato, vengono raffigurati con la spada… e, come narra l’antica storiella del meditatore che si lamenta del disturbo datogli da un topolino, “non si può pensare di stare in contatto con la Divinità, se non si è nemmeno capaci di stare in contatto con un topolino”
Nulla da dimostrare, né da suggerire, con queste parole.

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