Logica e creatività: l’illusione cosmica.

Quando da una formula “2+2=?”” scriviamo “4”, consideriamo l’aver scritto il numero “4” come risultato di una logica, e come un effetto causato dalla formulazione della domanda “2+2=?”
La legge di causa-effetto vuole che qualcosa sia il risultato di qualcos’altro che sarebbe accaduto in passato.
Così è per la maggior parte degli eventi che viviamo.
Ma quando dipingiamo un quadro che prende una forma insospettata dal previsto, o facciamo un sogno che ci appare totalmente assurdo, cosa pensiamo?
Pensiamo ad un effetto generato da una causa inconscia, un’elaborazione di informazioni di cui non abbiamo una minima idea, da cui, oltremodo, nasce il tentativo di comprendere il linguaggio dell’inconscio al fine di ricondurlo ad una logica, seppur diversa dalla norma… il che significa esattamente ricondurre l’evento alla legge di causa-effetto.
Oppure, in quel caso, si parla di creatività, come di quel fattore che dal Nulla creerebbe qualcosa di originale.
Quale delle due corrisponde a verità, per quanto riguarda un evento irrazionale?
Diamo uno sguardo più attento alla legge di causa-effetto, chiedendoci per bene se la parola “logico”, per noi, sia sinonimo di “vero, sensato, giusto, corretto, evidente”, perché il punto da guardare è proprio questo!
La legge di causa-effetto segue la logica che qualcosa accada come risultato di qualcos’altro, dando, quindi, per assunto che il tempo sia un fattore oggettivo, reale.
E perché questo schema sarebbe logico (nel senso di vero, giusto, corretto)?
Non è che chiamiamo “logico” proprio tutto ciò che assume il tempo come base per capire qualcosa?
Non è il tempo, quindi, che segue una logica, e neppure la logica che segue il tempo, ma logica e tempo sono la medesima cosa!
O meglio, causa-effetto e logica sono la medesima cosa, e chiamiamo “tempo” la conseguente ed inevitabile idea di linearità- bidimensionalità degli avvenimenti.
Se si ragiona sulla legge di causa-effetto risulta evidente che non soddisfa un senso neppure logico, dato che se A dipende da B, che dipende da C, e così via, si giunge (anzi non si giunge) ad un infinita concatenazione di cause-effetti che non porta né ad una conclusione, né ad un inizio.
E’ banale e comune, questo ragionamento, tanto che esiste il detto: “viene prima l’uovo o la gallina?”, eppure la teoria (scientifica!) del Big Bang si basa proprio sull’assunto dell’effetto che segue la causa.
Anche in una circolarità di cause-effetto (A che dipende da B, che dipende da C, che dipenda da A) non si trova il senso compiuto della realtà.
Tempo, logica, causa-effetto, sono solo uno “sputacchio” di definizione dell’indefinibile.
D’altro canto, sarebbe plausibile considerare che le cose (compreso il definire, senza il quale non esisterebbero “cose”) emergano dal Nulla?
La parola “nulla” non prevede qualcosa!
Per questo, spesso, mi trovo in contrasto con chi esprime concetti sulla non-dualità scrivendo questa parola: “nulla”, per esprimere Ciò da cui sorgerebbe la coscienza.
E’ inammissibile, per me, dialogare in questi termini.
Chiamarlo “indefinibile” può avere senso, per me… o ancora meglio “vacuità”.
Ad ogni modo, non c’è conclusione o soluzione, a queste domande, attraverso l’intelletto, proprio perché le stesse osservazioni presenti su quest’articolo sono il frutto della logica.
E la logica funziona solo all’interno di se stessa!
E con quest’ultima logica osservazione essa si auto-riduce a rappresentazione illusoria di una Realtà inconcepibile.

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