RIFLESSIONI SULLA MORTE

Quella che viene chiamata morte è solo il concetto di perdita.
Mettiamo l’ipotesi che in questo istante, mentre scrivo quest’articolo, mi viene un colpo secco istantaneo… morirei?
Immagino che qualcuno risponderebbe di sì.
Ma se la cosiddetta morte è l’assenza di ogni condizione percettiva (esteriore ed interiore), insomma l’assenza di qualunque cosa e anche della sensazione/percezione di “chi” ne sarebbe assente, allora la morte si auto-esclude da sé, perché è l’assenza anche di se stessa.
Il Nulla (come condizione assoluta) annulla anche se stesso.
Rimane che la morte è una perdita? Perdita di un corpo, o di un’identità?
Neppure, perché, riprendendo l’esempio di prima, se mi prendesse un colpo istantaneo senza che nemmeno me ne accorgessi, nel momento in cui spariscono all’istante tutte le percezioni che chiamo “la mia vita”, io non lo saprò.
E allora chi lo saprà, se solo io posso testimoniare di essere (ancora) o no vivo?
Non si può sapere, una volta che la vita è sparita, che essa era presente “prima” e che si è perduta.
Che razza di morte sarebbe se rimanesse la percezione della perdita di qualcosa?
Ragionando “nel tempo”, quindi, potrebbe quindi essermi accaduto un miliardo di volte, senza che io abbia la sensazione di essere mai morto (perché non la si può avere!).
La morte, allora, si rivela essere solo L’IDEA della perdita delle percezioni.
Un’anticipazione, quindi, della fine di una condizione, fine che non avverrà MAI, perché un’assenza non può “accadere”, essere testimoniata, vissuta.
Ogni anticipazione è sempre un errore (un peccato), perché l’idea di “anticipazione” esclude sempre l’attuale, che è l’unica cosa che ci può essere.
Se penso che se mi tagliassero la testa perderei la coscienza di essere, non si può negare che, in effetti, il ragionamento fila.. ma posso allo stesso modo immaginare che, al momento in cui mi è stata tagliata, potrò confermare (o disdire) che la mia ipotesi era giusta? Ovviamente no!
Non si è mai conosciuta la morte, perché la morte è non-conoscenza, e nella non-conoscenza non c’è la conoscenza né della morte, né dell’assenza di qualche cosa, né della perdita di qualche cosa che prima c’era.
E senza conoscenza, dove (e quando) è la morte?
Qualsiasi perdita non può essere vera, dato che se fosse VERAMENTE persa (morta) non se ne avrebbe conoscenza alcuna, quindi non si può dire la verità quando si pensa: “che nostalgia ho di quei momenti perduti”, perché il ricordo è solo la presenza di una rappresentazione ideale che la mente inscena per strutturare una storia, assieme alla presenza dell’idea di aver vissuto nello stato dei sensi fisici (che vengono erroneamente associati all’idea di “attuale”/presente) quel qualcosa che si presenta nell’immaginazione.
La nostalgia, tanto per prenderne una, di emozione, è la mancanza di una sensazione profonda (uno stato) che, attraverso una scena ispirata dalla mente, viene rappresentata in modo ideale (e se si proietta come vissuta nel cosidetto passato la si chiama ricordo).
Il passato è ciò che si crede essere esistito in quello che “fu un vissuto attuale” (pensate che assurdità!) proprio come l’idea che la morte sia la perdita di qualche cosa, e non può esserlo, come dimostratosi, dato che non può esserci il sapere di averla perduta.
Se c’è qualcosa che si può affermare di avere davvero “perduto” è ciò che non sappiamo, ciò che non conosciamo in questo istante…per così dire.
E anche se alla morte del corpo si “ricordasse la vita vissuta”, oramai perduta (nella materia) per sempre, sarebbe davvero una brutta condizione?
Una notte come tante il corpo si addormenta e sogna di essere un antico guerriero che combatte per la libertà del suo popolo e la protezione della sua famiglia: in quel frangente, mentre la storia si svolge, non c’è nessun sapere di essere (stato) quel corpo che, stanco della giornata di lavoro in agenzia nel 2014, si è sdraiato e si è addormentato.
Che quella dell’antico guerriero era una storia irreale, lo si sa solo al ricomparire della storia dell’uomo del 2014, il quale ricorda il sogno.
Ed è un problema che quell’antico guerriero, con tutte le sue missioni importanti da compiere, sia svanito assieme a tutta la sua appassionata ed incompiuta storia?
Non si fa neppure un minuto di silenzio per questo intero universo andato in fumo in un attimo, proprio come non potrai mai sapere se ti faranno o no un funerale, quando il corpo sarà morto, né potrai sapere se qualcuno se ne accorgerà 😉
L’unica morte può essere solo il vedere (del)la Verità, “quando” l’Attuale prende il sapore dell’Eterno…il resto son tutte storie, tempo: irrealtà dell’Eterno Presente, né vivo, né morto.

  2 comments for “RIFLESSIONI SULLA MORTE

  1. 18 agosto 2016 at 10:36

    chiarissimo semplice essenziale e …profondo, grazie Ren .. metterò il tuo nuovo sito sui miei link…

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